Oggi, dopo il nuovo percorso imparato ieri da Refrontolo al Duomo di Vittorio Veneto, mi attirava molto salire a Borgo Sonego per addentrarmi nel bosco fino al Cansiglio. Esistono diversi percorsi che partono da Fregona ma io e Alberto, trovato un parcheggio nella caratteristica borgata sopra Vittorio Veneto abbiamo cercato il sentiero Terra Nera. Il perchè del nome è presto detto: è sufficiente buttare l'occhio a terra e guardare il colore del terreno tra il bianco dei sassi e il verde del bosco! Devo dire che i primi km di salita, con una pendenza davvero considerevole, sono stati duretti e molto sudati, nonostante che man mano che si saliva si avvertiva l'aria fredda del Pizzoc. Ovunque silenzio e rumori di bosco e il nostro respiro affannoso fino alla piana di Lama Caldoten fatta di pascoli aperti e profumo di erbe di montagna. Da qui abbiamo proseguito per il sentiero 1036a e H2 in mezzo all'affascinante bosco del Cansiglio scendendo fino alla Crosetta. E' difficile non amare questi posti da subito con il fresco avvolgente del bosco, il fiato degli alberi e il colore intenso di faggi poderosi. Per questo non capisco i cartelli con consigli per non abbandonare immondizie!
Siamo rientrati alla macchina dopo un breve ristoro e molto velocemente con una salita diventata divertente discesa e con un doveroso passaggio al capitello di S. Antonio, curioso punto bianco che si nota anche guardando attentamente da Vittorio.
domenica 1 giugno 2014
lunedì 10 marzo 2014
Marcia dei Castelli
Anche quest'anno l'appuntamento con la marcia dei castelli è d'obbligo, vuoi perchè il percorso è bellissimo vuoi perchè gioco in casa! La partenza è a pochi km da dove abito e il tracciato è in grandi linee quello che affronto di solito nel week-end. E' anche una delle mie prime corse non competitive che mi ha fatto appassionare a questo sport- passatempo e che mi ha fà continuare nonostante tutti i problemi avuti nel corso di questi ultimi anni.
Si inizia in una mattinata freddina che presagisce però, viste le giornate precedenti, allo scoppio di 18°. Come negli anni passati il percorso è lo stesso con la promessa del transito finale all'interno delle mura del castello di S. Salvatore prima della discesa che porta al ristoro finale e all'arrivo. Purtroppo all'ultimo arriva il contrordine per imprecisati motivi, forse per la moltitudine di partecipanti (circa 6.000), una mole che fà davvero paura ma che è stata ottimamente assorbita dalla fantastica organizzazione. Io personalmente mi sono divertita tantissimo tra salita e discesa in sentieri e sterrati con l'assenza quasi totale di strada asfaltata, toccando i comuni di Susegana, Collalto e Colfosco nei luoghi di cui conosco anche le pietre e gli alberi caduti, la crescita delle primule e delle viole e l'intensità dei corsi d'acqua, salterini e chiaccherecci dopo l'acquazzone. Ed ecco la sorpresa finale: piccolo filmatino del mio arrivo, con la regia, la produzione e il montaggio (e chi più ne ha più ne metta!!) di Alberto.
Si inizia in una mattinata freddina che presagisce però, viste le giornate precedenti, allo scoppio di 18°. Come negli anni passati il percorso è lo stesso con la promessa del transito finale all'interno delle mura del castello di S. Salvatore prima della discesa che porta al ristoro finale e all'arrivo. Purtroppo all'ultimo arriva il contrordine per imprecisati motivi, forse per la moltitudine di partecipanti (circa 6.000), una mole che fà davvero paura ma che è stata ottimamente assorbita dalla fantastica organizzazione. Io personalmente mi sono divertita tantissimo tra salita e discesa in sentieri e sterrati con l'assenza quasi totale di strada asfaltata, toccando i comuni di Susegana, Collalto e Colfosco nei luoghi di cui conosco anche le pietre e gli alberi caduti, la crescita delle primule e delle viole e l'intensità dei corsi d'acqua, salterini e chiaccherecci dopo l'acquazzone. Ed ecco la sorpresa finale: piccolo filmatino del mio arrivo, con la regia, la produzione e il montaggio (e chi più ne ha più ne metta!!) di Alberto.
martedì 11 febbraio 2014
Le luci della città
Come da qualche tempo ormai, aspettando il cambio di orario, la sera dopo lavoro, si va a correre al buio. Mi sono stancata di seguire i percorsi stradali, che ho sempre trovato stressanti per via delle macchine indifferenti e maleducate a volte pericolose. E mi coinvolge di più il caratteristico sentiero di collina anche al buio. Mi ritrovo sempre da sola, anche sotto la pioggia, nota imperitura di questo fine inverno, con la mia lampada frontale che rischiara le pozze e le buche. Ed ecco gli occhi fosforescenti di un gatto acquattati nell'erba di un vigneto, solitari e guardinghi, mi guardano e mi seguono. Sono stupiti del fatto che lo vedo lo stesso e scappano con balzi felini, impegnandosi in una caccia solitaria.
Quando si arriva nel punto più alto, si apre a destra la valle di Pieve di Soligo e a sinistra la zona coneglianese, illuminate di luci bianche o gialle di case e macchine che si muovono, qualche insegna celeste o rossa. Sembra un cielo notturno puntinato di stelle. E' proprio vero che in qualsiasi modo si guardi questo posto è sempre bello, nel buio come alla pioggia o sole, d'estate come d'inverno, ...
Quando si arriva nel punto più alto, si apre a destra la valle di Pieve di Soligo e a sinistra la zona coneglianese, illuminate di luci bianche o gialle di case e macchine che si muovono, qualche insegna celeste o rossa. Sembra un cielo notturno puntinato di stelle. E' proprio vero che in qualsiasi modo si guardi questo posto è sempre bello, nel buio come alla pioggia o sole, d'estate come d'inverno, ...
domenica 5 gennaio 2014
Piove!
Scegliere di correre questa mattina è stato un pò folle e quando verso le 9 mi sono avventurata fuori dalla porta di casa, il dubbio mi ha attraversato la mente (ma sono poi tutta normale?) ma come dice Alberto sono temprata per tutte le condizioni meteo.
Pioveva veramente tanto, dato che dopo poco il cappellino colava goccioloni e il vestiario era intriso, bagnandomi pelle e capelli. Non c'era un'anima in giro, rare fughe di uccelli dagli alberi e neanche le case davano segni di vita: poche luci accese al profumo del caffè e rari camini fumanti. Conferma ulteriore che sono un pò fuori di testa!
Ma in fondo, si corre per un generale benessere psico-fisico, che nella solitudine delle tue forze, ti entra nel cervello e ti fà apprezzare l'acqua che ti bagna o il freddo che ti fà accapponare la pelle come il sole, d'estate, che ti fà sudare o come la neve che scricchiola sotto i passi e che si scioglie addosso al calore del tuo corpo. Piace ritornare in condizioni differenti in posti dove si passa spesso come rientare in una casa calda dopo 17 km sotto la pioggia battente perchè in tutto questo c'è qualcosa di familiare.
lunedì 30 dicembre 2013
2° Trail del ricordo
Domenica 29 dicembre: appuntamento del secondo trail in ricordo di Stefano Michelutto. A Cison di Valmarino, con partenza al Biorka (noto bar sotto il Castello), l'organizzazione era cominciata sotto la pioggia già ai primi albori. Banchetto per la firma delle liberatorie, ristoro, ambulanza e soccorso alpino, cartelli e striscioni, in un andirivieni concitato perchè tutto fosse pronto per le 8.30.
Con 15 minuti di ritardo, dopo un breve discorso del vice-sindaco, il minuto di silenzio per ricordare lo sfortunato Stefano, mentre i genitori sorreggevano lo striscione del Trail.
Dopo un breve tratto tra il bellissimo centro di Cison, tra stradine strette e case rimaste miracolosamente come un tempo, la piazza della chiesa e il passaggio sul ponticello in legno, si inizia la prima salita. Con Franco, che mi ha saputo pazientemente aspettare abbiamo affrontato nel corso dei 12 km, salite e discese nel bosco con tratti in costa che ci hanno regalato, nonostante le nuvole, paesaggi mozzafiato. Notevole il punto del capitello di S. Gaetano, che merita una piccola sosta, e poi ancora discesa e poi salita, tra aghi di pino, fango e acqua in rivoli da saltare per rientrare al punto di partenza dove ci aspettava un ristoro da favola con torte fatte in casa, thè caldo e vin brulè, pasta e fagioli bollente e tanta simpatia. Un applauso ai volontari che si sono prodigati nei ristori, all'organizzazione ben riuscita e ad Alberto, il mio compagno, che per tanti sabati, con pazienza infinita, è andato a tracciare i percorsi.
Con 15 minuti di ritardo, dopo un breve discorso del vice-sindaco, il minuto di silenzio per ricordare lo sfortunato Stefano, mentre i genitori sorreggevano lo striscione del Trail.
Dopo un breve tratto tra il bellissimo centro di Cison, tra stradine strette e case rimaste miracolosamente come un tempo, la piazza della chiesa e il passaggio sul ponticello in legno, si inizia la prima salita. Con Franco, che mi ha saputo pazientemente aspettare abbiamo affrontato nel corso dei 12 km, salite e discese nel bosco con tratti in costa che ci hanno regalato, nonostante le nuvole, paesaggi mozzafiato. Notevole il punto del capitello di S. Gaetano, che merita una piccola sosta, e poi ancora discesa e poi salita, tra aghi di pino, fango e acqua in rivoli da saltare per rientrare al punto di partenza dove ci aspettava un ristoro da favola con torte fatte in casa, thè caldo e vin brulè, pasta e fagioli bollente e tanta simpatia. Un applauso ai volontari che si sono prodigati nei ristori, all'organizzazione ben riuscita e ad Alberto, il mio compagno, che per tanti sabati, con pazienza infinita, è andato a tracciare i percorsi.
martedì 19 novembre 2013
La mia Turinmarathon
E' veramente da un sacco di tempo che non scrivo, ma per chi mi conosce il motivo è ben noto: infiammazione al solito tendine di Achille! Sono quei problemi che ritrovi al mattino al risveglio e, anche se indesiderati, fanno fatica ad abbandonarti ... sembra quasi che si affezionino!
Quindi terapie ad agosto con le onde d'urto ed eccomi qua con la mia solita gara fatta ma senza un'adeguata preparazione.
Sono partita per Torino senza un'idea precisa di cosa fare o come fare. Partire o no, correre o camminare, finire o ritiro,... va bhè! intanto parto allo sparo. In una confusione totale di piazza S. Carlo, con i partecipanti alla stracittadina che non si rassegnavano a defluire e i maratoneti che non avevano capito la linea dietro la quale arretrare, tutti parlavano senza ascoltare le indicazioni e poi il via, veloce e sbrigativo, che in un
secondo svuota la grande piazza.
Siamo già in piazza Castello e a destra sul lungo Po in compagnia di urlatori provenienti dalle più diverse parti d'Italia, con gli abbigliamenti dai colori più disparati. Io non parlo, mi piace molto ascoltare il silenzio quando corro e i miei pensieri, che sono tanti lungo la strada che ci fà uscire da Torino per andare verso Moncalieri e Nichelino. Non vorrei essere patetica ma sono stata molto toccata dall'incidente occorso in fabbrica pochi giorni prima di partire che ha ridotto in coma un collega. Ognuno di noi pensa che queste cose non ci toccheranno e che debbano accadere qualche metro lontano da noi con persone che non conosciamo. Intanto, dopo vari ristori, ecco il centro del paese in festa, dove ad ogni angolo bande improvvisate di batteristi e cori paesani, bimbi che cercano di "battere il cinque", e gli applausi dalle finestre. Passa la mezza maratona e non me ne sono quasi accorta, guardo il garmin ed è tempo di giocare al risparmio. So benissimo che non ho nessun lungo sulle gambe, non posso rischiare di farmi male e non voglio dolori insopportabili. Abbasso la media, concedendomi anche di fermarmi se ne ho voglia, respiro bene e mi guardo attorno. Molti di quelli con cui ho iniziato si sono fermati, altri sono avanti, altri li noto affatticati col fiato corto e so che si fermeranno. Io sto tranquilla, so già che arriverò al traguardo anche se sento i polpacci tirare.
Bello il passaggio vicino alla reggia di Stupinigi, unico punto di nota paesaggistico a parte l'immensità delle piazze e dei palazzi del centro. Adesso si punta verso Torino in questo anello che ci fà vedere Mirafiori e poi i grandi viali chiusi al traffico, dove lateralmente automobilisti bloccati, vocianti e arrabbiati trovano da discutere con tutti, imprecando contro tutto. Mirabili invece i volontari dei ristori che ho trovato sempre gentili, disponibili e con la battuta pronta, persone dalla pazienza infinita.
Adesso la stanchezza è in agguato e con l'aiuto del garmin cerco di mantenere la media giusta e mentalmente mi dico che sono brava, che sto facendo la cosa giusta e che ce la farò, nonostante tutto, anche stavolta.
Non mi accorgo, ma lascio sulla destra la stazione ferroviaria di Porta Nuova e dopo poco mi si apre davanti piazza S. Carlo e in fondo alla strada vuota riconosco piazza Castello e vedo l'arrivo. Accellero quasi, senza rendermene conto e ci sono. Sotto le cinque ore.
Tutti quelli che non arrivano in zona podio sono ultimi, ma ognuno di noi sà che è come se fossimo arrivati primi.
Quindi terapie ad agosto con le onde d'urto ed eccomi qua con la mia solita gara fatta ma senza un'adeguata preparazione.
Sono partita per Torino senza un'idea precisa di cosa fare o come fare. Partire o no, correre o camminare, finire o ritiro,... va bhè! intanto parto allo sparo. In una confusione totale di piazza S. Carlo, con i partecipanti alla stracittadina che non si rassegnavano a defluire e i maratoneti che non avevano capito la linea dietro la quale arretrare, tutti parlavano senza ascoltare le indicazioni e poi il via, veloce e sbrigativo, che in un
secondo svuota la grande piazza.
Siamo già in piazza Castello e a destra sul lungo Po in compagnia di urlatori provenienti dalle più diverse parti d'Italia, con gli abbigliamenti dai colori più disparati. Io non parlo, mi piace molto ascoltare il silenzio quando corro e i miei pensieri, che sono tanti lungo la strada che ci fà uscire da Torino per andare verso Moncalieri e Nichelino. Non vorrei essere patetica ma sono stata molto toccata dall'incidente occorso in fabbrica pochi giorni prima di partire che ha ridotto in coma un collega. Ognuno di noi pensa che queste cose non ci toccheranno e che debbano accadere qualche metro lontano da noi con persone che non conosciamo. Intanto, dopo vari ristori, ecco il centro del paese in festa, dove ad ogni angolo bande improvvisate di batteristi e cori paesani, bimbi che cercano di "battere il cinque", e gli applausi dalle finestre. Passa la mezza maratona e non me ne sono quasi accorta, guardo il garmin ed è tempo di giocare al risparmio. So benissimo che non ho nessun lungo sulle gambe, non posso rischiare di farmi male e non voglio dolori insopportabili. Abbasso la media, concedendomi anche di fermarmi se ne ho voglia, respiro bene e mi guardo attorno. Molti di quelli con cui ho iniziato si sono fermati, altri sono avanti, altri li noto affatticati col fiato corto e so che si fermeranno. Io sto tranquilla, so già che arriverò al traguardo anche se sento i polpacci tirare.
Bello il passaggio vicino alla reggia di Stupinigi, unico punto di nota paesaggistico a parte l'immensità delle piazze e dei palazzi del centro. Adesso si punta verso Torino in questo anello che ci fà vedere Mirafiori e poi i grandi viali chiusi al traffico, dove lateralmente automobilisti bloccati, vocianti e arrabbiati trovano da discutere con tutti, imprecando contro tutto. Mirabili invece i volontari dei ristori che ho trovato sempre gentili, disponibili e con la battuta pronta, persone dalla pazienza infinita.
Adesso la stanchezza è in agguato e con l'aiuto del garmin cerco di mantenere la media giusta e mentalmente mi dico che sono brava, che sto facendo la cosa giusta e che ce la farò, nonostante tutto, anche stavolta.
Non mi accorgo, ma lascio sulla destra la stazione ferroviaria di Porta Nuova e dopo poco mi si apre davanti piazza S. Carlo e in fondo alla strada vuota riconosco piazza Castello e vedo l'arrivo. Accellero quasi, senza rendermene conto e ci sono. Sotto le cinque ore.
Tutti quelli che non arrivano in zona podio sono ultimi, ma ognuno di noi sà che è come se fossimo arrivati primi.
giovedì 2 maggio 2013
Marcia del Sorriso 2013
Come ogni anno l'associazione "la nostra famiglia", il primo maggio organizza una corsa che simbolicamente ricongiunge tutte le sedi della zona in quella di Costa di Conegliano. La partenza da Barbisano passa per il centro di Pieve di Soligo, prosegue per Refrontolo e poi le colline di S. Pietro di Feletto per arrivare dopo una breve discesa a Costa, dietro il castello di Conegliano.
Quest'anno Alberto ha voluto organizzare un bel gruppetto, soprattutto per il fatto che tutto il ricavato viene devoluto in beneficienza alle numerose attività de "la nostra famiglia", che da numerosi anni si dedica all'handicap dei minori.
Partenza con le carrozzine in testa e poi via sulla salita asfaltata in un percorso molto tranquillo, con i suoi punti di controllo e ristoro, in un paesaggio collinare che mi è caro e che è terminato con i suoi 15 km, in una giornata di caldo primaverile, dentro le mura dell'istituto con un ristoro favoloso.
Quest'anno Alberto ha voluto organizzare un bel gruppetto, soprattutto per il fatto che tutto il ricavato viene devoluto in beneficienza alle numerose attività de "la nostra famiglia", che da numerosi anni si dedica all'handicap dei minori.
Partenza con le carrozzine in testa e poi via sulla salita asfaltata in un percorso molto tranquillo, con i suoi punti di controllo e ristoro, in un paesaggio collinare che mi è caro e che è terminato con i suoi 15 km, in una giornata di caldo primaverile, dentro le mura dell'istituto con un ristoro favoloso.
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